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PARTE I – XVI Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana – “Fare nuove tutte le cose”

Il 28 aprile scorso, si è tenuta presso la Domus Pacis in via di Torre Rossa 94, la XVI Assemblea Nazionale Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale, dove sono stati presenti più di 1000 delegati per rappresentare tutti i soci di AC di tutte le associazioni diocesane di tutta Italia.

futuro-presenteI delegati della diocesi di Mazara a partire sono stati: Francesco Crinelli (presidente diocesano), Mario Li Vigni (vicepresidente giovani), Antonietta Vivona (viceresponsabile ACR) e Gabriella Pantano (delegata per il MSAC).

L’ assemblea è incomincia con la celebrazione di apertura, presieduta da S.E. mons. Gualtiero Sigismondi, assistente generale e vescovo di Foligno, il quale manifesta la propria gratitudine verso l’accoglienza calorosa dell’assemblea e verso Sua Santità Papa Francesco, per averlo chiamato a questo servizio. Grande la commozione quando ricorda commosso il suo predecessore, mons. Mansueto Bianchi: “Sento viva la presenza nel mio cuore di chi mi ha preceduto e che ancora da lassù ci guarda e ci benedice”.

L’ Assemblea nazionale di AC, è un tempo forte di discernimento comunitario, vissuta con sinodalità, chiedendo al Signore “un cuore docile, saggio e intelligente” (cf. 1Re 3,9-12). Il discernimento che richiede una maturità umana e spirituale e una capacità di lettura dei segni dei tempi, in affinità con le intenzioni della Chiesa.

Mons. Sigismondi, ribadisce che bisogna “considerare gli altri, con tutta umiltà, superiori a se stessi, senza farsi condizionare dalle antipatie e nemmeno dalle simpatie, ‘gareggiando nello stimarsi a vicenda’ ” e che ognuno di noi è chiamato a “trovare soluzioni condivise non esitando, talvolta, a fare un passo indietro, poiché “l’unità prevale sul conflitto, che non può essere ignorato o dissimulato” (Evangelii Gaudium 226)”.

L’ACI non può rinunciare a esplorare, facendo memoria del futuro, ricomprendere, non di ripensare, la scelta religiosa, così come Vittorio Bachelet l’ha definita traducendo l’insegnamento conciliare sull’apostolato dei laici, chiamati a essere “sale della terra” e “luce del mondo” (cf. Mt 5,13-16).

Maria, “protagonista umile e discreta dei primi passi della Comunità apostolica” (Benedetto XVI), ci sia da modello per vivere “radicati nel futuro” la cura della vita interiore.

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Dopo la celebrazione iniziale, Matteo Truffelli, presidente nazionale della nostra associazione, ha salutato tutta l’assemblea ed in particolare gli ex assistenti, gli ex presidenti (presenti Raffaele Cananzi, Luigi Alici e Franco Miano), gli ex membri di presidenza, i presidenti e i rappresentati dei movimenti interni all’Azione Cattolica.

Ha dedicato inoltre un saluto speciale al FIAC e ai tanti rappresentati delle diverse aggregazioni e movimenti laicali con i quali l’AC condivide “un cammino di corresponsabilità all’interno della Chiesa”, molti dei quali hanno mandato un loro augurio attraverso i social.

Un particolare saluto ci è arrivato da parte della CEI e che Matteo ci ha letto. “Grazie – si legge nel il testo – per la vostra fedeltà alla Chiesa (…) grazie per il vostro impegno a tradurre a livello popolare le scelte maturate dall’Episcopato per l’attuazione delle indicazioni conciliari nella catechesi, nella liturgia e nella testimonianza della carità, come anche nella proposta di un modello di Chiesa caratterizzato dalla comunione e dallo slancio missionario (…) grazie per l’impegno a essere ‘scuola di santità’ con le tante figure di santità laicale, alcune riconosciute dalla Chiesa e tantissime altre sconosciute ai più, ma conosciute da Dio, che sono da un lato la ‘traccia’ della vostra presenza e dall’altro il ‘tesoro’ a cui far continuamente riferimento per un rinnovato impegno”.

Un particolare interesse è stato rivolto ai delegati delle regioni colpite dal terremoto (Umbria, Marche, Lazio), nel testimoniare la loro vicinanza e solidarietà dall’ ac tutta, in questo tragico periodo.

Il presidente ha infine concluso ringraziando la numerosa partecipazione all’Assemblea “A chi è alla sua prima volta e a chi è qui per l’ennesima volta: un grande augurio di corresponsabilità e un ringraziamento per la generosità, la passione e la fiducia che ci avete messo per essere a servizio della nostra associazione e della nostra Chiesa e del mondo, certo che questo impegno farà più bella la nostra vita”.

In seguito è stato invitato a sedere al tavolo, come presidente onorario, Paul Jacob Bhatti, ministro per le minoranze del Pakistan. La sua testimonianza appassionata e dolorosa, racconta la storia drammatica di uomini, donne e bambini assassinati nelle chiese e della loro fede rimasta sempre salda e forte. Commovente è stato il racconto dell’omicidio di suo fratello, fedele alla sua fede fino al suo sacrificio, a cui con img-20170428-wa0046insistenza chiedeva di trasferirsi in Italia o Canada (dove vive tutta la sua famiglia) per sfuggire alle numerose minacce ricevute. “Se mi portate altrove potete salvare la mia vita ma uccidete la mia fede”, ripeteva. Paul Bhatti ci ha invitati a sortirci tutti responsabili dell’odio, della violenza, delle discriminazioni e a sentirci chiamati a operare per il bene comune e per la pace.

Tra i vari saluti di apertura Dal Toso Paola, ci ha spronati con le sue parole, “Sognate in grande, sognate un’associazione accanto ai giovani e a tanti ragazzi che hanno bisogno di sana formazione per essere accanto e al servizio della Chiesa”.

Il saluto più atteso e gioioso è stato quello dei ragazzi dell’ACR i quali, facendoci rivivere tutti gli inni più ricordati e a cuore di noi tutti, ci hanno dato un caloroso benvenuto e buon inizio dei lavori assembleari. img_5507-carello-bianchi-sorgi

Dopo cena, siamo stati partecipi della stupenda e formativa intervista diretta da Rosario Carello ad Enzo Bianchi (fondatore della Comunità monastica di Bose) e Marcello Sorgi (Editorialista de “La Stampa”).

L’Ac, per Bianchi, “aveva una formazione molto militante negli anni della sua gioventù. Un certo rigore anche morale che ha pervaso anche nella mia vita. Io volevo essere un laico cristiano che faceva testimonianza. L’Ac mi ha dato la libertà di scegliere in quel momento, eravamo nel ’65, le mie strade”.

Marcello Sorgi si avvicinò all’AC quando emozionato lesse la storia di Pier Giorgio Frassati.

Bianchi ci ha spronato a non essere solamente dei “laici insegnati dai preti, ma dovete insegnare anche a loro, altrimenti va a finire in un narcisismo”.

Tanti sono stati gli argomenti discussi, in principal modo dei giovani, sensibili all’umanità e alla loro ricerca di risposte, ma il sistema della Chiesa è ingessato e uccide i loro ideali.

Alla domanda se il mondo associativo ha avuto delle ripercussioni sul mondo associativo, si era affrontato il tema della rete, mezzo di tante rivoluzioni e con la quale l’ac, da sempre è stata molto ‘connessa’, facendosi rete tra le parrocchie e non solo, tra tutti i laici credenti e non.

Molto discussa è stato l’argomento della politica e se l’ ac può avere una sua propria opinione, una saggia e medita risposta è stata data da Bianchi “Se l’ac è uno spazio di dibattito, di confronto, di libertà, possono esserci opinioni diverse, in cui si può anche sbagliare , ma se dettata dalla dottrina del Vangelo e si afferma il suo primato, ha ragione il Papa che bisogna avere il coraggio di osare”, anche perché si deve aver cura dei propri fratelli “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;  conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (GV 8, 31-32)

Ogni socio di AC che deve essere testimone vivente, deve ogni sera meditare se è stata di supporto almeno ad una persona.

Al Congresso del FIAC il Papa ha suddiviso le tappe della storia associativa usando delle qualità differenti, “L’Azione Cattolica ha avuto tradizionalmente quattro pilastri o zampe: la Preghiera, la Formazione, il Sacrificio e l’Apostolato. A seconda del momento della sua storia ha poggiato prima una zampa e poi le altre”.

Bianchi, ha fatto riflettere intensamente l’assemblea, precisando che il sacrificio non deve essere pensato solamente come un olocausto, ma donare il proprio tempo! “Siamo capaci a spendere la nostra vita, pagandola di persona, dando la propria presenza, il proprio tempo? Questo è il sacrificio cristiano (…) Non dare il proprio tempo, è una mancanza di umanità verso noi e verso il prossimo”.

Questa è la nostra fede: è la fede della Chiesa, un dono alla portata di tutti che nasce dall’incontro con il Dio Vivente, trasforma la nostra vita e vi invia nel mondo perché la nostra testimonianza porti la vera gioia. Noi l’abbiamo professata in Cristo Gesù.

 

Mario Li Vigni

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